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Apicoltore o apicultore
Tutorial apicoltura

Apicoltore o apicultore? Origini semantiche e storia

L’apicoltore, o allevatore di api, è un mestiere piuttosto antico, anche se non tutti praticano quest’attività in modo professionale. C’è chi alleva le api per pura passione, perché vuole contribuire in modo significativo alla tutela di questi insetti impollinatori, così preziosi per l’uomo e per il pianeta Terra. La parola “apicoltore” – o “apicultore” – ha infatti delle origini molto lontane, come lontana è la sua stessa storia. Scopriamola…

Chi è l’apicoltore

L’apicoltore è colui che si occupa delle api, della loro cura, del loro stato di salute, della loro “casa”, dei livelli igienico-salutari e del loro nutrimento. In cambio dell’attività di allevamento, viene adeguatamente ricompensato con i preziosi prodotti dell’alveare: cera d’api, miele, pappa reale, propoli e polline. Si tratta di un’attività praticata in un modo più o meno professionale in tutti i continenti, a seconda della varietà degli insetti impollinatori, del clima e anche dell’investimento economico dell’apicoltore.

Etimologia di apicoltore / apicultore

La parola apicoltore (o apicultore) risale al 1868, ed è composta da ape e dal suffissoide latino “coltore” (cultore) che significa “che coltiva”. In sostanza le parole apicoltore e apicultore sono entrambe corrette, solo che la prima è un po’ più utilizzata in epoca moderna, mentre la seconda rappresenta una versione più storica.

Figura dell’apicoltore: cenni storici

Non sappiamo quando l’uomo assaggiò per la prima volta il miele, si può soltanto ipotizzare che i primi raccoglitori abbiano per puro caso trovato un nido d’api saccheggiato da animali. Dopo quell’esperienza avrebbero imparato a procurarsi il miele nella cavità di alcuni alberi.

Le prime testimonianze di relazione tra uomo e api risalgono al lontanissimo Mesolitico, in un periodo che risale a ben 9.000 mila anni fa. Si tratta di alcune raffigurazioni incise all’interno di una grotta a Valencia, in Spagna. Mentre a partire dal Neolitico, iniziò a comparire per la prima volta la figura dell’allevatore di api (anche se è una figura troppo arcaica per essere chiamata apicoltore).

Altri ritrovamenti sull’importanza del miele per la salute dell’uomo risalgono alla civiltà mesopotamica, circa 2.700 a.C., stavolta su tavole di argilla. Si tratta di un prodotto molto apprezzato fin dall’antichità, l’apporto delle api è infatti citato anche nelle scritture sacre, come Bibbia e Corano. Poi ancora, nel Basso Egitto il miele veniva consumato abitualmente e l’ape utilizzata come simbolo reale che compariva su statue e tombe.

All’epoca dell’impero romano l’apicoltura era ampiamente conosciuta e praticata, il miele veniva sia consumato come alimento sia utilizzato nella cosmesi. Negli anni, o meglio, nelle epoche storiche a seguire, l’apicoltura si è diffusa sempre di più, basti pensare che fino alla scoperta del Nuovo Mondo il miele era l’unico dolcificante utilizzato poiché non si conosceva lo zucchero.

È vero che gli apicoltori esistevano, ma il loro lavoro si riduceva alla fornitura di una “dimora” per gli sciami di api e ad ucciderle per estrarre il miele dall’arnia. Nulla aveva a che fare con la loro salvaguardia.

L’attività dell’apicoltura e la figura dell’apicoltore cambiarono intorno al 1.800 quando venne riscoperto il mobilismo dei favi. Si parla di riscoperta perché il merito va ai Greci, anche se fu Langstroth che, a metà XIX secolo, perfezionò i sistemi antichi di apicoltura. Ed è proprio nel 1800 che si creò un vero e proprio fermento attorno a questa pratica e la figura dell’apicoltore divenne sempre più diffusa grazie all’introduzione del favo mobile che aprì la strada a numerose altre invenzioni, come i fogli cerei e lo smielatore centrifugo. Nel corso del XX, per opera di Carlo Carlini, venne standardizzata l’arnia italiana e l’apicoltura conobbe una crescita a livello nazionale.

L’apicoltore nel nuovo millennio

Ancora oggi quello dell’apicoltore risulta perfettamente essere un mestiere al passo con i tempi. Grazie al continuo intensificarsi dell’apicoltura urbana, vale a dire la pratica di produzione del miele tramite delle arnie posizionate sui tetti dei palazzi ornati con fiori e piante varie, il settore ha conosciuto una nuova e veloce trasformazione e crescita. La presenza di arnie in città aiuta anche nel monitoraggio della qualità dell’aria e dell’inquinamento atmosferico.

In Italia il settore professionale è progredito per mezzo di una innovazione tecnologica e della continua formazione degli addetti ai lavori. Nel frattempo aumenta anche l’interesse da parte degli apicoltori per hobby, quelli che si cimentano nell’attività per pura passione, senza scopo di lucro e con l’obiettivo primario di salvare le api.

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"Se le api scomparissero dalla terra, per l’uomo non resterebbero che 4 anni di vita"
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