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camole del miele
Tutorial apicoltura

Camole del miele, cosa sono e come combatterle

Il lavoro dell’apicoltore consiste, tra l’altro, nella salvaguardia della salute dell’apiario e nel contrasto di tutto ciò che altera il normale equilibrio di esso, per mantenere le famiglie sane e preservare igiene ed ordine. Le camole del miele rappresentano una minaccia a tutto ciò. Vediamo perché..

Cosa sono le camole del miele?

Le camole del miele sono le larve delle falene, degli insetti di medie-piccole tra il grigio ed il marrone chiaro. Appartenenti alla famiglia delle Piralide, rappresentano un alimento ghiotto, ma anche altamente nutritivo, per anfibi e rettili. L’assunzione di camole, grazie al suo alto contenuto di grassi, consentono agli animali particolarmente deboli di riacquistare energia e rimettersi in sesto.

Camole del miele: come riconoscerle?

Le camole rappresentano una minaccia per l’apicoltura, per cui è bene imparare a riconoscerle in tempo e capire come agire. All’interno di un alveare si possono incontrare due tipi di camole: la Galleria mellonella, la cui misura va dai 15 ai 18 mm; e la Achroia grisella, cosiddetta tarma minore della cera, che è circa la metà più piccola. La camola non è “amica” del miele, predilige infatti i favi che contengono i residui di covata, più questi sono scuri e vecchi e più sono perfetti per loro.

All’interno dell’alveare le camole cercano nutrimento, creano gallerie sotto gli opercoli della covata e si nutrano dei residui di polline che trovano sparsi. Nelle “famiglie” più piccole l’estensione della covata non permette molti spazi dove nascondersi e nutrirsi; mentre in quelle più grandi, dove gli spazi sono decisamente più ampi, le api riescono ad intercettarle meglio e, quindi, a sfrattarle.

Le camole, comunque, nonostante quello che si possa pensare, hanno un’alimentazione molto vasta: sono fra i pochissimi organismi viventi a digerire la cera scindendola e ricavandone energia preziosa per la loro sopravvivenza. Le camole scelgono di costruirsi il loro bozzolo sulle pareti di legno e questo substrato viene mangiato e poi digerito per un volume pari alla meta del bozzolo.

Si è così formata una sorta di nicchia protettiva che le protegge ulteriormente nella sua fase di trasformazione da lava ad farfalla. Quando poi trovano colonizzato un substrato e si trovano in una sorta di competizione alimentare, rosicchiano materiali di ogni tipo. Gli apicoltori si trovano a fronteggiare una situazione ostica quando le camole iniziano a danneggiare, mangiando, arnie in legno o in polistirolo, ma anche sacchi di plastica posti a protezione dei melari.

Camole del miele: come agire?

Per contrastare le camole del miele si possono usare alcuni prodotti chimici, anche se il loro utilizzo è generalmente sconsigliato. È vero che la canfora, la naftalina e gli altri tarmicidi sono piuttosto efficaci a contrastare le camole, ma c’è da dire che rovinano i favi. La cera infatti assorbe naturalmente gran parte delle molecole di questi prodotti: inoltre, l’odore forte della canfora rimarrà nella cera anche per un lungo periodo, di conseguenza anche il miele ne potrebbe uscire alterato. Motivi per i quali bisogna ricorrere a questi prodotti solo se strettamente necessario.

Allora come possono intervenire gli apicoltori? L’escludi regina, ad esempio, impedisce che i favi di melario contengano covata, migliorando di gran lunga la qualità della produzione e rendendoli molto poco appetibili alle camole. Viene consigliato di rinnovare in modo costante i favi del nido (circa due ogni anno per alveare) per evitare il rischio che si accumulino troppi batteri e, anche in questo modo, rendendo meno appetibile il luogo; ma anche di pulire il cassettino anti-varroa, il luogo dove si accumula il polline e altre sostanze proteiche che permettono alla camola del miele di crescere.

Un altro metodo consiste nell’utilizzo di anidride solforosa. Ecco come: in un ambiente chiuso le pile di melari vengono sormontate da un melario vuoto, all’interno del quale viene posta una scatola piccola di metallo con un dischetto di zolfo che verrà acceso, la combustione produrrà anidride solforosa che ucciderà tutti gli stadi adulti delle camole. Questo metodo non è chiaramente sicuro al 100% data la nocività dei gas, i rischi sono per l’apicoltore sia per il materiale che può accidentalmente prendere fuoco. Ed ecco che alcuni apicoltori prediligono l’uso dell’acido acetico glaciale per le sue proprietà cheratolitiche e caustiche, oltre ad essere innocuo per l’uomo e gli insetti impollinatori.

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