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Tutorial apicoltura

Insetti impollinatori, quali sono e perché sono a rischio

La salvaguardia dell’ambiente riguarda tutti. Ognuno di noi, se ancora non lo avesse fatto, dovrebbe contribuire – anche con una piccolissima azione – alla protezione della natura e degli animali.

Non si può infatti non pensare che il futuro degli insetti impollinatori è a rischio, così come a rischio il patrimonio floreale e, di riflesso, la vita degli animali e dell’uomo stesso.

Quando si tratta di impollinatori non facciamo solo riferimento alle api, ma a diversi insetti più o meno noti. Conosciamoli meglio e capiamo perché sono in serio pericolo…

Quali sono gli insetti impollinatori?

Esattamente come suggerisce il loro nome, gli insetti impollinatori sono quelli che contribuiscono in modo attivo al processo di impollinazione, per questo vengono chiamati pronubi, cioè “favoriscono le nozze”. In particolare, gli ordini di insetti che visitano i fiori sono i lepidotteri (le farfalle); i coleotteri (coccinelle); gli imenotteri (le api, bombi e vespe) e i ditteri (mosche).

Tra tutti gli insetti impollinatori presenti in natura, non vi è dubbio che le api sono quelli maggiormente conosciuti. Prediligono le alte temperature e non appena arriva la primavera amano svolazzare da fiore in fiore prelevando e trasportando polline e nettare. Grazie al ruolo delle api e all’attività degli apicoltori abbiamo prodotti preziosi come cera, miele, pappa reale e propoli. In ambito europeo sono presenti oltre 600.000 apicoltori, i quali gestiscono ben 17 milioni di alveari e 250.000 tonnellate di miele prodotto ogni anno.

Ma oltre alle api domestiche e selvatiche, abbiamo i coleotteri, le falene, le farfalle, i sirfidi e le vespe. Si stima che i beni prodotti grazie all’attività degli insetti impollinatori hanno un valore commerciale enorme, che in alcuni casi arriva ai 570 miliardi di dollari all’anno. All’interno della stessa famiglia delle api troviamo gli imenotteri, essi sono fondamentali nell’impollinazione di molti alberi da frutto, come il ciliegio, il pero e il pesco.

Caratteristiche degli insetti impollinatori

Nonostante gli insetti impollinatori si differenziano per abitudini e dimensioni, presentano diverse caratteristiche comuni. A livello prettamente morfologico presentano un apparato boccale succhiante per prelevare il polline, fitte setole che rivestono il corpo che lo incastrano e trasportano, e una forma allungata che arriva fino al nettare. I sirfidi, ad esempio, presentano una colorazione simile a quelle delle api o delle vespe per ingannare i predatori e intimorirli, anche se in realtà non hanno pungiglione e quindi sono innocui.

Insetti impollinatori: le minacce alla loro sopravvivenza

La sopravvivenza degli insetti impollinatori è a serio rischio, tant’è che oggi possono essere associati alle specie in via di estinzione. In tal senso il nostro Paese si sta contraddistinguendo poiché in Europa è l’unico ad aver redatto la Lista Rossa per le api selvatiche e le farfalle diurne.

Gli impollinatori sono sempre più soggetti a continue minacce dovute al livello d’inquinamento, alle azioni dell’uomo e alle pratiche apparentemente efficaci, ma del tutto sbagliate. La noncuranza dell’uomo e l’intensificazione dello sfruttamento del suolo hanno danneggiato i loro habitat naturali e creato nel tempo un ambiente piuttosto ostile alla loro stessa vita.

La diffusione di agenti parassitari (batteri, funghi e virus) e l’utilizzo di pesticidi in agricoltura non sono di certo elementi favorevoli alla loro sopravvivenza. Le attuali politiche agricole in ambito europeo si orientano verso l’aumento della produttività tramite l’utilizzo di prodotti agro-farmaci tossici, causando la perdita del 40% delle specie vegetali.

Si conseguenza, sta scomparendo la diversità biologica, e con essa il futuro del nostro stesso sostentamento. Basta pensate che in condizioni normali le api riescono a sentire il profumo dei fiori fino ad 1 km di distanza, ma a causa dell’aumento dell’inquinamento l’abilità degli impollinatori si è notevolmente ridotta.

Per scampare questo pericolo e correre ai ripari si può lavorare per la protezione delle aree non ancora sfruttate, creare aree adibite alla coltivazione dei fiori, incrementare la produttività agricola riducendo i pesticidi e favorendo il ciclo naturale dei nutrienti.

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