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Blocco di Covata: Guida pratica passo-passo per sconfiggere la varroa

salviamoleapi · · 10 min di lettura
blocco di covata
In questo articolo

Per ogni apicoltore, l’estate coincide con una delle battaglie più cruciali dell’anno: il contenimento dell’acaro Varroa destructor. Se in primavera le famiglie crescono a ritmo esponenziale, a luglio la popolazione di varroa raggiunge livelli critici, minacciando la sopravvivenza stessa dell’alveare in vista dell’inverno.

In questo scenario, il blocco di covata non è solo una tecnica consigliata, ma una vera e propria necessità biologica.

La Definizione in breve

Il blocco di covata è una pratica apistica che consiste nell’interrompere temporaneamente la deposizione delle uova da parte della regina. Confinando la regina per un periodo di almeno 21-24 giorni, si forza l’alveare a svuotarsi completamente di covata opercolata (larve chiuse nei nidi), interrompendo il ciclo riproduttivo dell’acaro.

Perché il trattamento senza blocco di covata non funziona?

L’errore più comune dei neofiti è trattare le famiglie in piena estate senza bloccare la regina. Devi sapere che:

  • Circa il 70-80% della varroa presente in un alveare si trova al sicuro dentro la covata opercolata, protetta dal tappo di cera (opercolo).
  • I trattamenti estivi più efficaci, come l’acido ossalico, agiscono solo per contatto sulle api adulte. Non possono penetrare la cera.
  • Senza blocco di covata, l’acido ossalico elimina solo la varroa “foretica” (quella esterna sulle api), lasciando intatta la maggior parte dei parassiti sotto l’opercolo, pronti a rideflagrare pochi giorni dopo.

Inducendo artificialmente un periodo di assenza di covata, costringiamo il 100% delle varroe a uscire allo scoperto sulle api adulte. A quel punto, un singolo trattamento con acido ossalico ottiene un’efficacia superiore al 95%, ripulendo la famiglia e garantendo la nascita di api invernali sane e longeve.

I metodi di Blocco di Covata a confronto

La scelta della tecnica per indurre l’assenza temporanea di uova e larve nell’alveare non è universale. Ogni apicoltore deve valutare fattori critici come il numero di alveari gestiti, il tempo a disposizione, l’attrezzatura in possesso e gli obiettivi a lungo termine dell’apiario (ad esempio, se si vuole cogliere l’occasione per sostituire le regine o produrre nuovi nuclei).

Per contrastare efficacemente la varroa (un tassello cruciale nella prevenzione delle principali malattie delle api), analizziamo e compariamo le 5 metodologie più impiegate in Italia.

Ingabbiamento classico della regina (Gabbie corte o medie)

Consiste nel recludere la regina in gabbiette di plastica o bambù (come le note gabbie Mozzato, Mini Menna o Scalvini) appese direttamente sui favi del nido.

  • Principio biologico: Si forza l’interruzione totale della deposizione per un ciclo di 21-24 giorni. Le api operaie nutrono la regina attraverso le fessure della gabbia. Per agevolare il ritrovamento della sovrana prima della reclusione, è sempre consigliabile aver effettuato una corretta marcatura delle api regine.
  • Vantaggi: Costo dell’attrezzatura irrisorio, estrema semplicità di esecuzione tecnica.
  • Limiti: Elevato livello di stress per la regina che interrompe bruscamente la deposizione; rischio di fecondità compromessa o di sostituzione da parte della famiglia subito dopo la liberazione.

Confinamento su favo intero (Isolatore a telaino)

La regina non viene isolata in una minuscola gabbietta, ma confinata su un intero favo da nido costruito grazie a una gabbia speciale dotata di pareti a escludiregina.

  • Principio biologico: La regina continua a deporre uova su un unico favo. Al 21° giorno, questo favo “esca” (che ha attirato e intrappolato la quasi totalità delle varroe fondatrici in cerca di celle da opercolare) viene rimosso e distrutto, rimosso per essere fuso o destinato ad arnie sacrificali, lasciando l’alveare pulito e privo di covata opercolata.
  • Vantaggi: Riduce drasticamente lo stress della regina che non smette mai di deporre. La coesione e la stabilità della famiglia rimangono ottimali.
  • Limiti: Ingombro notevole in magazzino, necessità di acquistare telaini isolatori ad hoc e gestione accurata del favo esca rimosso.

Metodo Campese (Blocco di covata orizzontale)

Un approccio innovativo che combina il confinamento della regina alla creazione di un favo trappola montato in orizzontale sopra un escludiregina.

  • Principio biologico: La regina lavora su una speciale cornice orizzontale posizionata sopra il nido. Depone in questo spazio attirando la varroa foretica. Al termine del ciclo, la cornice viene asportata e trattata singolarmente.
  • Vantaggi: Accettazione formidabile da parte delle operaie, che circondano naturalmente la regina riducendone lo stress da isolamento coatto.
  • Limiti: Richiede l’acquisto di telaini e attrezzature specifiche per il metodo Campese e manipolazioni molto precise.

Asportazione totale della covata

Invece di ingabbiare o isolare la regina, si prelevano tutti i telaini che contengono covata (sia aperta che opercolata) trasferendoli in un secondo apiario per creare nuovi nuclei artificiali.

  • Principio biologico: La famiglia d’origine si ritrova istantaneamente in uno stato di blocco di covata artificiale e può ricevere subito il trattamento estivo a base di acido ossalico (o in alternativa, un ciclo mirato di acido formico qualora le temperature lo consentano). I nuclei creati verranno trattati a loro volta una volta sfarfallata tutta la covata importata.
  • Vantaggi: Zero stress da confinamento per la regina, azzeramento immediato dell’infestazione nell’alveare originario, e un’eccellente spinta all’espansione dell’apiario.
  • Limiti: Richiede obbligatoriamente un secondo apiario lontano (per evitare il ritorno delle bottinatrici), notevole sforzo fisico per l’apicoltore e disponibilità di molte arnie extra.

Orfanizzazione temporanea e rimonta interna

La regina in carica viene rimossa (spesso eliminata se anziana o utilizzata per creare un nucleo di riserva), lasciando l’alveare orfano affinché costruisca celle reali spontanee.

  • Principio biologico: Si sfrutta l’interruzione naturale della covata legata alla sostituzione. Dopo circa 8-10 giorni si distruggono tutte le celle reali dell’alveare e si introduce una nuova regina feconda o una cella reale selezionata proveniente da programmi di allevamento delle api regine. Il trattamento si effettua nella finestra temporale in cui la nuova regina non ha ancora iniziato a opercolare la nuova covata.
  • Vantaggi: Permette il ringiovanimento sistematico e programmato del parco regine senza interrompere la produttività complessiva dell’apiario.
  • Limiti: Richiede precisione millimetrica sul calendario apistico; la mancata rimozione di una sola cella selvatica può far fallire il trattamento o innescare la sciamatura.

Tabella comparativa delle tecniche di Blocco di Covata

La tabella seguente riassume le differenze operative, l’efficacia e l’impatto biologico di ciascun metodo per aiutarti a scegliere la strategia migliore per la tua dimensione aziendale.

MetodoStress ReginaTempo Lavoro (per alveare)Costo AttrezzaturaProduzione di NucleiEfficacia Antivarroa
Ingabbiamento ClassicoAltoMedio-Basso (~10 min)Molto Basso (< 2 €)NoAlta (se abbinato a ossalico)
Isolatore Favo InteroBassoMedio (~15 min)Medio (~10-15 €)NoMassima (rimozione favo trappola)
Metodo CampeseMolto BassoMedio-Alto (~20 min)Medio (~15 €)NoMassima
Asportazione CovataNulloAlto (~30-40 min)Alto (arnie extra)Sì (elevata)Massima (su due fronti)
OrfanizzazioneNullo (Regina nuova)Alto (~25 min)BassoSì (limitata)Alta

Se gestisci meno di 15-20 alveari, l’isolatore a favo intero o il metodo Campese offrono il miglior compromesso tra salvaguardia della regina e abbattimento della varroa. Se invece punti a ingrandire l’apiario e hai spazio a disposizione, l’asportazione di covata è la tecnica professionale per eccellenza, poiché trasforma un problema (la varroa) in una risorsa (nuovi nuclei).

Il protocollo di trattamento con acido ossalico post-blocco

Una volta completato il periodo di blocco di covata (solitamente di 21-24 giorni per garantire lo sfarfallamento di tutte le api operaie e dei fuchi), la totalità della varroa presente nell’alveare si trova in fase foretica, ossia ancorata sul corpo delle api adulte.

Questo è l’unico momento in cui l’acido ossalico esprime la sua massima efficacia terapeutica (fino al 95-98% di abbattimento), poiché non potendo penetrare la cera opercolata, agisce esclusivamente per contatto diretto con l’acaro.

Nota Legale e Sanitaria: In Italia è obbligatorio utilizzare esclusivamente farmaci veterinari registrati a base di acido ossalico (come Api-Bioxal o Oxybee). L’uso di acido ossalico purissimo ad uso industriale è vietato dalla legge e privo di garanzie di stabilità della dose.

Acido ossalico gocciolato vs sublimato: Quale scegliere?

La somministrazione dell’acido ossalico post-blocco di covata estivo può avvenire principalmente attraverso due tecniche. Entrambe presentano vantaggi biologici e limiti operativi ben definiti.

Metodo 1: Acido ossalico gocciolato

Consiste nella distribuzione di una soluzione liquida di acido ossalico e sciroppo zuccherino direttamente negli spazi interfavo occupati dal glomere.

  • Preparazione e Dosaggio (Es. Api-Bioxal in polvere): Si diluisce la busta di farmaco (es. busta da 35g) in uno sciroppo tiepido composto da acqua e zucchero in rapporto 1:1, seguendo scrupolosamente le istruzioni del produttore per ottenere la corretta concentrazione.
  • Applicazione: Utilizzando una siringa graduata o un dosatore automatico, si gocciolano 5 ml di soluzione per ogni spazio interfavo interamente popolato dalle api (fino a un massimo di 50 ml per arnia forte).
  • Vantaggi:
    • Economico e rapido: Non richiede costose attrezzature dedicate.
    • Basso rischio inalatorio: L’operatore non inala vapori nocivi (sebbene sia obbligatorio l’uso di guanti protettivi in nitrile e occhiali).
  • Limiti:
    • Tossicità sistemica: Le api consumano parzialmente la soluzione zuccherina; questo provoca un’acidificazione dell’intestino medio e ne riduce la longevità.
    • Unicità del trattamento: A causa dell’impatto sulla salute delle api, il gocciolato può essere eseguito una sola volta per ciclo vitale della generazione di api (pena il forte spopolamento della famiglia).

Metodo 2: Acido ossalico sublimato (Vaporizzato)

Consiste nel riscaldare i cristalli di acido ossalico diidrato puro tramite un apposito sublimatore elettrico o a gas, inserito dalla porticina di volo o da un apposito foro nel coprifavo. Il calore trasforma l’acido in un aerosol di micro-cristalli che si deposita uniformemente sul corpo delle api e sulle pareti dell’arnia.

  • Dosaggio standard: Tipicamente 2,3 grammi di farmaco in polvere per alveare standard.
  • Vantaggi:
    • Massima tollerabilità biologica: Le api non ingeriscono l’acido. Studi scientifici dimostrano una mortalità delle api inferiore fino a 3-12 volte rispetto al metodo gocciolato.
    • Ripetibilità: In caso di forte reinfestazione autunnale, il trattamento può essere ripetuto a distanza di tempo senza danneggiare la famiglia.
  • Limiti:
    • Costo dell’attrezzatura: Richiede l’acquisto di un sublimatore professionale a temperatura controllata per evitare la degradazione termica dell’acido.
    • Altissimo rischio per l’apicoltore: I vapori di acido ossalico sono altamente tossici per le vie respiratorie. È assolutamente obbligatorio indossare una maschera pieno facciale o semi-facciale dotata di filtri specifici per gas acidi e polveri (classe di protezione A2P3 o superiore).

Tabella di Sintesi: Gocciolato vs Sublimato

CaratteristicaMetodo GocciolatoMetodo Sublimato
Tollerabilità delle ApiBassa (impatto sull’intestino)Molto Alta (nessuna ingestione)
Frequenza ConsentitaSolo 1 volta per stagioneRipetibile all’occorrenza
Costo AttrezzaturaQuasi nullo (siringa/dosatore)Da medio a elevato (sublimatore + batteria/generatore)
DPI Operatore RichiestiGuanti in nitrile, occhialiMaschera con filtri A2P3, guanti e tuta protettiva
Miglior Momento d’UsoBlocco di covata estivo in zone caldeBlocco di covata invernale / Zone umide o fredde

Gestione post-trattamento: nutrizione e monitoraggio dell’efficacia

La rimozione della gabbia o la conclusione dell’asportazione della covata non segnano la fine del lavoro dell’apicoltore. Al contrario, l’alveare si trova in una fase biologica di transizione critica: la regina deve riprendere a deporre a pieno ritmo e le api estive devono iniziare ad allevare la preziosa covata invernale, ovvero le api a lunga vita che garantiranno la sopravvivenza della famiglia fino alla primavera successiva.

Ecco i due pilastri operativi per gestire al meglio questa delicata fasse

La nutrizione di soccorso e la stimolazione della regina

Subito dopo la liberazione della regina (o dopo aver completato l’asportazione della covata), l’alveare ha bisogno di un forte stimolo per ripartire. L’interruzione della deposizione per oltre 20 giorni riduce temporaneamente la popolazione di api nutrici fresche e può indurre la famiglia a una ripartenza lenta.

  • Nutrizione stimolante (liquida): Se le fioriture estive scarseggiano (fenomeno comune in luglio e agosto a causa della siccità), è fondamentale somministrare uno sciroppo per apicoltura leggero (rapporto zucchero/acqua 1:1) a piccole dosi ripetute. Questo simula un flusso nettarifero costante e spinge la regina a deporre intensamente.
  • Nutrizione di sostegno (solida): Se le scorte interne dell’alveare sono ai minimi storici, la priorità è garantire la sopravvivenza. In questo caso si ricorre a un nutrimento più denso o, se le temperature iniziano a calare a fine estate, all’uso mirato del candito per apicoltura.
  • L’importanza del polline: Ricorda che per allevare covata sana e forte serve soprattutto proteina. Monitora l’ingresso di polline naturale; in caso di grave carenza nei pascoli, valuta l’apporto di canditi proteici bilanciati.

Monitorare l’efficacia del trattamento: Il cassetto diagnostico

Non dare mai per scontato che il trattamento abbia funzionato al 100%. Fenomeni di reinfestazione dovuti al saccheggio di alveari vicini debilitati o derive di api infestate possono vanificare i tuoi sforzi in poche settimane.

Come calcolare la percentuale di abbattimento:

  1. Inserimento del foglio adesivo: Inserisci il cassetto diagnostico (precedentemente spalmato con un velo di vaselina o olio di vaselina per evitare che le formiche portino via le varroe cadute) subito prima del trattamento con acido ossalico.
  2. Il conteggio delle cadute: Conta le varroe cadute a distanza di 24, 48 ore e poi a una settimana dal trattamento. Una caduta massiccia (spesso di migliaia di acari nei primi giorni) è sintomo del corretto funzionamento dell’acido ossalico.
  3. Il test di controllo (Zucchero a Velo): A distanza di 10-14 giorni dal trattamento, esegui un test di controllo su un campione di circa 300 api (circa 100 ml) prelevate dai favi di covata. Se utilizzi il metodo dello zucchero a velo e riscontri una percentuale di varroa foretica residua superiore all’1-2% (ossia più di 3-6 varroe su 300 api), significa che il blocco di covata non era perfetto o che è in corso una grave reinfestazione esterna. In questo scenario, sarà necessario programmare un ulteriore intervento tampone autunnale.
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