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Le api muoiono davvero dopo aver punto? La verità scientifica e cosa fare in caso di puntura

Alessandro Bazzano · · 8 min di lettura
Ape muore perchè ha perso il pungiglione
In questo articolo

Chiunque sia stato punto almeno una volta conosce bene quella sensazione: il dolore secco, il bruciore che arriva subito dopo e, spesso, anche un pizzico di dispiacere. “Adesso l’ape morirà”, ci viene naturale pensare. È una convinzione diffusa, quasi quanto l’idea che le api pungano senza motivo. Ma le api muoiono sempre dopo aver punto, oppure la realtà è un po’ diversa da come ce l’hanno raccontata?

Noi le api le frequentiamo ogni giorno. Alessandro, il fondatore di Salva le Api, ha cominciato da bambino accanto al nonno, che aveva le arnie, e dal 2021 ha fatto dell’apicoltura il suo lavoro, prendendosi cura delle nostre oasi apistiche nel Roero e nelle Langhe. Di punture ne abbiamo prese parecchie, e qualcosa lo abbiamo imparato. In questo articolo ti raccontiamo cosa succede davvero all’ape dopo una puntura, quando sopravvive, cosa fare se vieni punto e come lavoriamo in apiario per evitare che le api muoiano inutilmente.

In breve

  • L’ape operaia muore quando punge la pelle di un mammifero (anche la nostra), perché il pungiglione seghettato resta incastrato e si stacca dall’addome.
  • Se punge un altro insetto, di solito estrae il pungiglione e sopravvive.
  • La regina ha un pungiglione liscio e i fuchi non ce l’hanno proprio.
  • Se vieni punto, togli il pungiglione il prima possibile: la velocità conta più del metodo.

Perché l’ape muore dopo aver punto: la spiegazione biologica

Per capire davvero perché l’ape muore dopo la puntura bisogna guardare la sua anatomia, fatta di compromessi evolutivi e di scelte drastiche a favore della famiglia. L’ape mellifera non punge per aggressività: punge per difendere l’alveare, quando percepisce una minaccia concreta. Lontano dall’arnia, mentre bottina su un fiore, un’ape pungerà solo se viene schiacciata o afferrata.

Il cuore della questione è il pungiglione dell’ape, che non è liscio come quello di vespe e calabroni (se vuoi approfondire, abbiamo raccontato le differenze tra api e vespe). Il pungiglione dell’ape operaia è seghettato, con minuscoli dentini rivolti all’indietro, un po’ come un amo da pesca. Contro altri insetti funziona benissimo, ma diventa fatale quando incontra la pelle elastica dei mammiferi, quindi anche la nostra.

Cosa succede nel momento della puntura

Quando l’ape punge, i dentini del pungiglione si ancorano nella pelle. L’ape, per istinto, cerca di volare via, ma il pungiglione resta lì. Nel tentativo di allontanarsi, l’insetto si stacca una parte dell’addome: insieme al pungiglione restano attaccati alla pelle la sacca del veleno, i muscoli che la azionano e un piccolo centro nervoso.

Questo meccanismo si chiama autotomia, cioè la perdita di una parte del proprio corpo. Nell’ape non è una strategia per salvarsi, ma un atto finale a tutela della colonia: le lesioni sono troppo gravi e l’ape, nel giro di poco tempo, muore.

C’è un dettaglio che rende questo gesto ancora più “efficace”: anche staccato dall’ape, il pungiglione continua a pompare veleno per diversi secondi, e rilascia un feromone di allarme dall’odore simile alla banana, che segnala alle compagne dove si trova il pericolo. È uno dei tanti linguaggi chimici dell’alveare, di cui ti parliamo nell’articolo su come comunicano le api oltre alla danza.

È un prezzo altissimo, ma coerente con la logica dell’alveare: la singola ape conta poco, la famiglia conta tutto. Ed è proprio per questo che la puntura è un gesto raro, estremo e spesso molto frainteso.

Non tutte le api muoiono dopo una puntura

Qui arriva la parte che sorprende quasi tutti: la “puntura fatale” non è una legge universale. Dipende da chi punge e da cosa viene punto.

Quando l’ape punge un altro insetto

Se un’ape punge un altro insetto, per esempio una vespa che prova a entrare nell’arnia, il pungiglione attraversa la cuticola rigida senza restare agganciato. L’ape riesce a sfilarlo e torna alle sue attività. La morte dell’ape, quindi, non dipende dalla puntura in sé, ma dal tipo di tessuto punto. Ed è un’arma preziosa, perché la difesa dell’alveare dagli insetti predatori, come la vespa asiatica, è una battaglia quotidiana.

L’ape regina e i fuchi

Anche l’ape regina ha un pungiglione, ma è liscio: può usarlo più volte senza morire. Lo usa quasi esclusivamente contro altre regine rivali, nei momenti di sostituzione o quando più regine nascono insieme. Con le persone è tranquillissima e punge pochissimo: chi passa ore a cercare la regina sui favi lo sa bene.

I fuchi, i maschi dell’alveare, invece il pungiglione non ce l’hanno affatto: puoi tenerne uno in mano senza alcun rischio.

Le api selvatiche e quelle senza pungiglione

Il pungiglione seghettato è una caratteristica quasi esclusiva delle api mellifere. Bombi e api solitarie hanno un pungiglione liscio, pungono molto raramente e non muoiono dopo averlo fatto. Ai tropici esistono addirittura api che il pungiglione non lo usano proprio: è il mondo affascinante della meliponicoltura.

In apiario: come lavoriamo per non far morire le api

Per un apicoltore ogni ape persa con una puntura è un piccolo dispiacere, e anche una bottinatrice in meno per la famiglia. Per questo in apiario cerchiamo di ridurre al minimo le occasioni di puntura e, quando capitano, di fare in modo che l’ape possa sopravvivere.

La scelta più importante riguarda l’abbigliamento. Nelle nostre oasi utilizziamo tute apposite, con un tessuto che non intrappola il pungiglione. Se un’ape punge la tuta, gli uncini non trovano una pelle elastica in cui ancorarsi: il pungiglione non si stacca e l’ape può volare via e tornare a lavorare. È un dettaglio a cui teniamo molto, perché proteggere noi stessi non deve significare sacrificare le api. Se stai iniziando e vuoi capire cosa scegliere, trovi tutti i consigli nella nostra guida su come vestirsi in apiario.

Il resto lo fanno la calma e il rispetto: movimenti lenti, nessun gesto brusco davanti all’ingresso dell’arnia, e la consapevolezza che un’ape che ci gira intorno sta solo controllando chi siamo. Anche la scelta del luogo conta: arnie ben orientate e lontane dai passaggi riducono le occasioni di incontro con chi passa, come spieghiamo nell’articolo su come posizionare le arnie.

Cosa fare se vieni punto da un’ape

Capita più spesso in giardino, al parco o camminando a piedi nudi sul prato fiorito: un gesto involontario, l’ape si sente schiacciata e… zac. La puntura di ape è fastidiosa, ma nella grande maggioranza dei casi non è pericolosa. Ecco cosa fare, con calma.

1. Allontanati con calma e togli subito il pungiglione

Fai qualche passo indietro senza agitare le braccia: ricordi il feromone di allarme? Allontanarti di qualche metro evita che altre api arrivino a curiosare.

Poi togli il pungiglione il prima possibile, perché la sacca continua a rilasciare veleno per diversi secondi. Spesso si consiglia di raschiarlo via con l’unghia o con una tessera rigida, per non spremere altro veleno d’api nella pelle. È un buon metodo, ma la cosa che conta davvero è la velocità, e chi lavora in apiario lo impara presto. Meglio un pungiglione tolto subito con le dita che uno tolto dopo mezzo minuto alla ricerca della tessera giusta.

2. Lava la zona

Lava con acqua e sapone e, se ce l’hai, usa un comune disinfettante. Riduce il rischio di infezioni, soprattutto se la puntura è avvenuta all’aperto.

3. Allevia dolore e gonfiore

Applica un impacco freddo o del ghiaccio avvolto in un panno (mai a contatto diretto con la pelle): calma il bruciore e limita il gonfiore. Il dolore di solito passa in poche ore, mentre un leggero gonfiore può durare uno o due giorni, soprattutto su mani, piedi e viso. È normale. Se il gonfiore è fastidioso, il farmacista può consigliarti una crema o un antistaminico adatto a te.

4. Osserva come reagisce il corpo

Nella stragrande maggioranza dei casi la puntura non crea problemi seri. Chiama subito il 112 (o il 118) se, nei minuti successivi, compaiono:

  • difficoltà a respirare o a deglutire
  • gonfiore di labbra, lingua, viso o gola
  • orticaria o prurito diffuso su tutto il corpo
  • vertigini, nausea forte, sensazione di svenimento

Questi possono essere i segnali di una reazione allergica grave (anafilassi), che va trattata immediatamente. Se sai di essere allergico, porta sempre con te i farmaci che ti ha prescritto il medico. Anche più punture contemporanee, soprattutto nei bambini, meritano un controllo medico.

E l’ape? Si può fare qualcosa?

Se l’ape ha lasciato il pungiglione nella pelle, purtroppo non c’è modo di salvarla. L’unico gesto gentile è spostarla delicatamente dal passaggio, così che non venga calpestata. Può sembrare poco, ma anche questo è rispetto.

Diverso è il caso di un’ape che trovi a terra immobile senza che ti abbia punto: spesso è solo stanca o infreddolita, e con il giusto aiuto può ripartire. Ti spieghiamo come fare nell’articolo su come riconoscere un’ape stanca e aiutarla correttamente.

Conoscere le api per temerle meno (e proteggerle di più)

Ogni puntura è, per l’ape, l’ultimo gesto possibile in difesa della sua famiglia. Sapere questo cambia lo sguardo: le api non sono insetti aggressivi, ma creature che preferiscono di gran lunga occuparsi dei fiori. Persino le famose “api assassine”, come raccontiamo nell’articolo sulle api africanizzate, sono soprattutto vittime di una cattiva fama.

Le api, e con loro tutti gli insetti impollinatori, oggi hanno bisogno soprattutto di una cosa: fiori. È il motivo per cui seminiamo pascoli fioriti e curiamo le nostre oasi apistiche, e per cui ti invitiamo a fare lo stesso, anche solo su un balcone: ti abbiamo spiegato come seminare le piante mellifere passo dopo passo. Quando conosci davvero le api, succede una cosa curiosa: inizi a temerle molto meno… e a proteggerle un po’ di più.

Semina anche tu fiori per le api.

Con una donazione ci aiuti a seminare piante mellifere nelle Oasi del Roero e delle Langhe.

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