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Miele di Manuka: la verità senza filtri sul miele più famoso (e discusso) del mondo

Alessandro Bazzano · · 16 min di lettura
Miele di manuka
In questo articolo

Capita spesso, ai mercatini o al telefono con chi ordina i nostri vasetti, che qualcuno ci chieda: “Ma voi avete il Manuka?”. La risposta è no, e non potrebbe essere altrimenti. Le nostre api volano tra i castagni, le acacie e i prati fioriti del Roero e delle Langhe, a quasi ventimila chilometri dalle colline neozelandesi dove cresce la pianta che dà il nome a questo miele. Eppure è una domanda che ci fa piacere, perché racconta una curiosità vera verso uno dei mieli più affascinanti e, insieme, più fraintesi del pianeta.

Qualche tempo fa, su questo magazine, avevamo dedicato al miele di Manuka un articolo pieno di “proprietà medicamentose”, cucchiaini consigliati e confronti tra effetti sulla salute. Rileggendolo, abbiamo sentito il bisogno di riscriverlo da capo, con lo stesso approccio scelto per gli articoli su miele e gastrite e miele e reflusso. Siamo apicoltori, non medici. Possiamo raccontarti da dove nasce, com’è fatto, perché costa così tanto, cosa significano le sigle sull’etichetta e come difenderti dalle imitazioni. Gli effetti sulla salute li lasciamo a chi ha le competenze per valutarli.

Mettiti comodo: partiamo da un arbusto dai fiori bianchi, dall’altra parte del mondo.

Cos’è il miele di Manuka: un monoflora nato agli antipodi

Il miele di Manuka è un miele monoflora prodotto dalle api a partire dal nettare del Leptospermum scoparium, un arbusto (a volte un piccolo albero) originario della Nuova Zelanda e di alcune zone dell’Australia sud-orientale. I Māori lo chiamano proprio “mānuka”, ed è da quel nome che arriva la denominazione con cui lo conosciamo. In inglese viene anche detto tea tree, perché i primi esploratori europei ne usavano le foglie per preparare infusi: attenzione però a non confonderlo con la Melaleuca alternifolia, la pianta da cui si ricava il cosiddetto “tea tree oil”, che è tutt’altra specie.

La pianta da cui nasce il miele di Manuka è una pioniera, tenace e generosa. Colonizza terreni poveri, pendii, zone disboscate e margini di foresta, dove forma macchie fitte e profumate. Le sue foglie sono piccole, appuntite e aromatiche; i fiori, bianchi o rosati, hanno cinque petali e un cuore scuro ricco di nettare. Se vuoi un’immagine semplice, pensa a una macchia mediterranea trapiantata nell’emisfero australe: un paesaggio selvatico, ventoso, in cui le api trovano una fioritura breve ma intensa.

Come per tutti i monoflora, anche qui vale una regola che conosciamo bene: il miele racconta il territorio da cui nasce. Se vuoi capire meglio cosa distingue un miele da un’unica fioritura da uno multiflorale, ne parliamo nella nostra guida su miele monoflora e miele poliflora, mentre per una panoramica sulle varietà più diffuse trovi la guida ai tipi di miele.

Una fioritura breve, un raccolto difficile

Chi fa questo mestiere sa che ogni miele ha la sua stagione e le sue fatiche. Il miele di Manuka ne ha parecchie. La pianta fiorisce tra la tarda primavera e l’inizio dell’estate australe, cioè all’incirca tra novembre e gennaio, e la finestra utile per il raccolto dura poche settimane. Basta un periodo di pioggia o di vento forte per compromettere un’intera stagione.

In più, le macchie di manuka crescono spesso in zone remote, collinari o montuose, lontane dalle strade. Molti apicoltori neozelandesi portano gli alveari sul posto con fuoristrada o perfino con l’elicottero, praticando una forma estrema di apicoltura nomade. Le api, poi, non bottinano mai un solo fiore per scelta: se intorno all’apiario fioriscono altre piante, il nettare di manuka si mescola con quello di altre specie. Ottenere un miele di Manuka davvero monoflorale richiede quindi posizionamenti accurati, tempismo e un po’ di fortuna.

È una delle ragioni, insieme alla domanda mondiale altissima, per cui la produzione resta limitata e il prezzo elevato. Non c’è nulla di misterioso: è il risultato di una pianta selvatica, di una stagione corta e di un territorio difficile. Se ti incuriosisce come cambiano le risorse per le api nel corso dell’anno, ne parliamo nell’articolo sulle fioriture stagionali in apicoltura.

Il miele di Manuka nel vasetto: colore, profumo, sapore e consistenza

Ora apriamo il vasetto e assaggiamo, con gli occhi e il palato di chi passa le giornate tra smielature e degustazioni.

Il colore. Il miele di Manuka va da un beige caldo, quasi crema scura, fino a un marrone ambrato intenso. In genere è più scuro di un millefiori e ricorda per tonalità alcuni mieli italiani di carattere, come il miele di castagno o il miele di melata.

Il profumo. Annusare un miele di Manuka è un’esperienza intensa e complessa: note di terra umida, erbe aromatiche, legno, a volte qualcosa di vagamente “farmaceutico” o fenolico che stupisce chi lo annusa per la prima volta.

Il sapore. Dolce ma non stucchevole, con sfumature di caramello e di liquirizia, un fondo amarognolo e una persistenza lunga in bocca. È un miele da intenditori, che divide: c’è chi lo ama al primo cucchiaino e chi lo trova troppo deciso. Non c’è niente di male nel preferire un’acacia: i gusti sono personali.

La consistenza. È forse la caratteristica più sorprendente. Il miele di Manuka è spesso molto denso, quasi gelatinoso, e ha un comportamento particolare chiamato tissotropia: a riposo resta compatto, mentre se lo mescoli con il cucchiaino diventa più fluido, per poi tornare a rapprendersi. Merito di alcune proteine presenti nel nettare. È lo stesso fenomeno che gli apicoltori europei conoscono bene con il miele di erica, che per questo motivo si estrae dai favi con qualche difficoltà in più.

La cristallizzazione. Come la maggior parte dei mieli, tende a cristallizzare con il tempo, spesso con una grana fine e cremosa. Molti produttori lo commercializzano già cremoso. Non è un difetto, anzi: ne parliamo in miele cristallizzato, è ancora buono?.

Di cosa è fatto: composizione e il “caso” del metilgliossale

Dal punto di vista della composizione di base, il miele di Manuka è un miele come gli altri. È formato soprattutto da zuccheri semplici, fruttosio e glucosio, che rappresentano circa i tre quarti del peso; poi acqua, acidi organici, enzimi aggiunti dalle api e piccole quantità di minerali, aminoacidi, polifenoli e pollini. Se vuoi un quadro completo dei nutrienti, trovi la nostra guida ai valori nutrizionali del miele. E ricordiamolo sempre: resta a tutti gli effetti uno zucchero, come spieghiamo nell’articolo sulla differenza tra miele e zucchero.

Ciò che lo rende unico è un composto chiamato metilgliossale, abbreviato in MGO. Nel nettare dei fiori di manuka è presente in grande quantità una sostanza, il diidrossiacetone (DHA), che nel miele si trasforma lentamente, durante la maturazione e la conservazione, proprio in metilgliossale. Per questo un miele di Manuka appena smielato ha valori di MGO più bassi di quelli che raggiungerà dopo qualche mese.

Altri marcatori tipici del miele di Manuka sono la leptosperina (in inglese leptosperin), un composto presente solo nel nettare delle piante di Leptospermum, e alcune sostanze aromatiche caratteristiche. Sono questi elementi a permettere ai laboratori di distinguere un vero miele di Manuka da un miele qualsiasi.

Il metilgliossale è anche la ragione per cui questo prodotto è così studiato. Esistono ricerche e ipotesi interessanti, ma noi non siamo le persone giuste per raccontarti cosa possa o non possa fare per la salute. Se vuoi un approfondimento da una fonte del settore sanitario su cos’è e come viene utilizzato, puoi leggere la guida di BENU Farma su cos’è il miele di Manuka, come usarlo e per cosa, e per qualsiasi esigenza personale confrontarti con il tuo medico.

MGO, UMF e le altre sigle: come leggere l’etichetta del miele di Manuka

Chi prende in mano per la prima volta un vasetto si trova davanti a numeri e acronimi che sembrano un codice segreto. In realtà il sistema è più semplice di quanto sembri, e capirlo è il modo migliore per scegliere con consapevolezza.

L’indice MGO

Nel miele di Manuka è il numero che si vede più spesso sugli scaffali europei: indica la concentrazione di metilgliossale, espressa in milligrammi per chilo. Un’etichetta “MGO 250+” significa che il miele contiene almeno 250 mg/kg di metilgliossale. Più il numero è alto, più il miele è raro e, di solito, costoso. È un dato oggettivo e misurabile, ma da solo non dice nulla sull’autenticità complessiva del prodotto.

Il marchio UMF

UMF sta per Unique Manuka Factor ed è un sistema di classificazione gestito da un’associazione neozelandese di produttori, la UMF Honey Association. Un miele con il marchio UMF è stato analizzato per verificare più marcatori insieme: il metilgliossale, ma anche la leptosperina e il DHA, oltre a parametri di freschezza. Il numero che segue la sigla, come UMF 10+ o UMF 15+, è una scala che riassume questi valori.

Ecco una corrispondenza indicativa tra le due scale:

Grado UMFMGO indicativo (mg/kg)
UMF 5+circa 83+
UMF 10+circa 263+
UMF 15+circa 514+
UMF 20+circa 829+

Una precisazione che per noi è importante: questi numeri descrivono la composizione del miele, non un livello di “efficacia” o di “potenza curativa”. Diffida delle tabelle che associano a ogni grado un disturbo da trattare: in Europa le indicazioni sulla salute che si possono riportare sugli alimenti sono regolate in modo molto rigoroso, e per il miele non ne è autorizzata nessuna specifica.

La definizione ufficiale neozelandese

Dal 2018 il ministero dell’agricoltura neozelandese ha introdotto una definizione scientifica di miele di Manuka destinato all’esportazione. Per essere chiamato così, il miele deve superare un test basato su alcuni marcatori chimici e sul DNA del polline di manuka. In base ai risultati può essere classificato come monoflorale (prevalentemente da manuka) o multiflorale (con una quota significativa di altri nettari). Sono due diciture che vale la pena cercare in etichetta, perché raccontano molto di cosa c’è nel vasetto. È un approccio che ricorda da vicino la melissopalinologia, lo studio dei pollini con cui anche in Italia si verifica l’origine botanica dei mieli.

Miele di Manuka falso: come difendersi dalle imitazioni

Il miele di Manuka è uno dei prodotti alimentari più imitati al mondo. Da anni si parla del fatto che la quantità venduta con questo nome supera di molto quella realmente prodotta. Del resto, il mercato del miele in generale è uno dei più colpiti dalle frodi, come raccontiamo nell’articolo sul miele contraffatto e l’adulterazione con sciroppi.

Ecco una piccola checklist, da tenere a mente quando hai in mano un vasetto:

  • Paese d’origine: deve essere chiaramente indicato. La Nuova Zelanda è il riferimento principale, l’Australia produce mieli da specie di Leptospermum affini. Qualsiasi altra provenienza deve farti alzare un sopracciglio.
  • Confezionamento all’origine: un miele invasettato nel Paese di produzione offre in genere maggiori garanzie di tracciabilità rispetto a uno importato sfuso e confezionato altrove.
  • Dicitura monoflorale o multiflorale: è un indizio prezioso sulla reale presenza di nettare di manuka.
  • Valori MGO o UMF verificabili: un produttore serio indica il valore e, spesso, permette di risalire ai risultati delle analisi tramite il lotto.
  • Nome del produttore, lotto e termine minimo di conservazione: sono la base della tracciabilità.
  • Diciture ambigue: “tipo Manuka”, “stile Manuka”, “con aroma di Manuka” o miscele generiche non sono la stessa cosa.
  • Prezzo troppo basso: un miele raro, raccolto in poche settimane in zone remote, difficilmente può costare quanto un millefiori da supermercato.

Ci sono poi alcuni criteri che valgono per qualsiasi miele, e che trovi nella nostra guida su come leggere l’etichetta del miele e riconoscere prodotti falsi. Un altro indicatore utile di freschezza e corretta lavorazione è l’idrossimetilfurfurale, che aumenta con il tempo e con il calore: ne parliamo nell’articolo sull’idrossimetilfurfurale (HMF).

Perché costa così tanto?

È la domanda che sentiamo più spesso, e la risposta onesta è che il prezzo nasce da più fattori insieme:

  • Produzione limitata: per il miele di Manuka la fioritura è breve, la pianta cresce in zone difficili e le rese variano molto da un anno all’altro.
  • Domanda mondiale altissima: la fama internazionale ha fatto crescere la richiesta molto più velocemente della produzione.
  • Analisi e certificazioni: ogni lotto viene testato in laboratorio, e questi controlli hanno un costo.
  • Gradazione: più è alto il valore di MGO, più il miele è raro, perché solo una parte del raccolto raggiunge i livelli superiori.
  • Distanza e logistica: il viaggio fino all’Europa, le importazioni e la distribuzione incidono sul prezzo finale.

C’è anche una parte che dipende dal marketing, e non vogliamo nasconderlo. Il miele di Manuka è diventato negli anni un prodotto “di tendenza”, raccontato spesso con toni che vanno oltre ciò che sappiamo davvero. Conoscerlo per quello che è aiuta a pagarlo il giusto, e a scegliere quando ha senso farlo.

Come gustare il miele di Manuka

Al di là di ogni promessa, il miele di Manuka è prima di tutto un’esperienza di gusto. E come tutti i mieli dal carattere deciso, dà il meglio di sé quando gli si lascia spazio.

Al naturale, a piccoli assaggi

Il modo migliore per conoscerlo è assaggiarlo da solo, un cucchiaino alla volta, lasciandolo sciogliere in bocca. Così puoi cogliere le note di terra, di caramello e di erbe e capire se il suo profilo ti piace. È un miele intenso: ne basta poco.

Con formaggi e pane

Come il castagno, si sposa molto bene con i formaggi stagionati e con quelli erborinati, dove il suo fondo amarognolo crea un contrasto interessante. Ottimo anche su una fetta di pane tostato o di pane di segale. Se ami esplorare questi abbinamenti, trovi tante idee nella nostra guida agli abbinamenti tra miele e formaggio.

Nello yogurt e nelle colazioni

Con lo yogurt bianco, il porridge d’avena o la frutta fresca, il miele di Manuka porta una nota calda e quasi tostata. Proprio perché ha un sapore così marcato, conviene dosarlo con attenzione per non coprire gli altri ingredienti.

Bevande tiepide, non bollenti

Se lo vuoi sciogliere in una tisana o nel latte, aspetta che la bevanda si intiepidisca, sotto i 40 °C. È la stessa attenzione che consigliamo per tutti i mieli: il calore eccessivo altera aromi ed enzimi e appiattisce il gusto.

In cucina, con parsimonia

Considerato il prezzo, usarlo nei dolci da forno è un po’ uno spreco: il calore e gli altri ingredienti ne coprirebbero le sfumature. Per cucinare, molto meglio un miele italiano più versatile, magari seguendo la nostra guida per sostituire lo zucchero con il miele nei dolci.

Come conservarlo al meglio

Per il miele di Manuka le regole sono le stesse di qualsiasi altro miele, con un’attenzione in più dovuta al valore del prodotto:

  • Tienilo in un barattolo di vetro ben chiuso, perché il miele assorbe umidità e odori.
  • Conservalo in un luogo fresco, asciutto e al buio, idealmente tra i 10 e i 20 °C.
  • Evita il frigorifero, che lo rende più duro e accelera la cristallizzazione.
  • Usa sempre un cucchiaino pulito e asciutto, per evitare fermentazioni.

Trovi tutti i dettagli nella nostra guida alla conservazione del miele.

Le vecchie credenze sul miele di Manuka: facciamo chiarezza

Come tanti testi online, anche il nostro vecchio articolo conteneva affermazioni che oggi non ci sentiamo di sottoscrivere. Vale la pena passarle in rassegna con sincerità.

“È un antibiotico naturale che cura le infezioni.” Il metilgliossale è oggetto di studi interessanti, ma un alimento non è un farmaco. Per qualsiasi infezione o disturbo, il riferimento resta il medico.

“Più alto è l’MGO, più forte è l’effetto terapeutico.” L’MGO misura una sostanza presente nel miele, non un’efficacia dimostrata su chi lo mangia. Le tabelle che associano a ogni grado un uso “terapeutico” sono marketing, non scienza.

“Ha pochi zuccheri, quindi va bene anche per chi ha il diabete.” È falso: il miele di Manuka è composto in gran parte da zuccheri, esattamente come gli altri mieli.

“Basta un cucchiaino al giorno per stare bene.” Non esistono dosi raccomandate di miele con effetti dimostrati sulla salute. Esiste solo la quantità che ti piace, all’interno di un’alimentazione equilibrata.

Le cautele da conoscere

Il miele è un alimento prezioso, ma non è adatto a tutti in ogni situazione. Alcuni casi richiedono sempre un parere professionale:

  • Bambini sotto i 12 mesi: nessun miele va dato ai neonati, nemmeno il miele di Manuka.
  • Diabete o alterazioni della glicemia: è un alimento ricco di zuccheri.
  • Allergie al polline o ai prodotti dell’alveare.
  • Gravidanza e allattamento: meglio parlarne con il ginecologo. Ne abbiamo scritto in miele in gravidanza, si può mangiare?.
  • Terapie in corso o disturbi specifici: nessun miele sostituisce una visita o una cura.

E i mieli italiani? Un confronto sincero

Non vogliamo metterla sul piano della gara: il miele di Manuka è un prodotto straordinario del suo territorio, e chi lo produce con cura merita rispetto. Ma vale la pena ricordare che anche l’Italia custodisce mieli rari, intensi e sorprendenti, con una biodiversità botanica che ha pochi eguali al mondo.

Se ti piace il carattere deciso del miele di Manuka, potresti amare il castagno, con il suo amaro tannico; la melata, scura e maltata; il miele di corbezzolo, uno dei mieli più amari e preziosi della Sardegna; o l’erica, che ne condivide perfino la consistenza tissotropica. E se cerchi qualcosa di raro, ci sono l’asfodelo e il cardo.

C’è poi un aspetto che nessuna sigla misura: la vicinanza. Un miele italiano puoi comprarlo direttamente dall’apicoltore, sapere da quali fiori arriva, conoscerne la storia e, a volte, visitare perfino le arnie da cui è nato. Non è una questione di meglio o peggio, ma di filiera, di territorio e di consapevolezza.

Il miele delle nostre oasi: un gesto che fa bene due volte

Dietro ogni vasetto Salva le Api c’è una storia di fiori e di territorio. La nostra missione è contrastare il declino degli impollinatori seminando pascoli fioriti e creando rifugi sicuri per api mellifere e insetti impollinatori selvatici. Lo facciamo nelle nostre oasi apistiche in Piemonte, nel Roero e nelle Langhe, dove corridoi ecologici e fioriture scalari garantiscono nutrimento dalla primavera all’autunno.

Il 5% di ogni acquisto viene destinato direttamente ai progetti di semina e tutela degli habitat. Nel nostro shop online trovi i mieli delle nostre api, italiani, artigianali ed estratti a freddo, dall’acacia al castagno. E con il Natale alle porte, le nostre confezioni regalo di miele e i regali aziendali solidali includono fiale di semi melliferi, per trasformare chi li riceve in un piccolo custode degli impollinatori.

Domande frequenti sul miele di Manuka

Da dove viene il miele di Manuka?

Viene soprattutto dalla Nuova Zelanda e, in misura minore, dall’Australia, dove crescono il Leptospermum scoparium e alcune specie affini. È prodotto dalle api che bottinano il nettare dei suoi fiori.

Che sapore ha?

Intenso, terroso, con note di caramello, liquirizia ed erbe aromatiche e un finale amarognolo. Ha una consistenza molto densa, quasi gelatinosa.

Cosa significano MGO e UMF?

MGO indica la quantità di metilgliossale presente nel miele, in mg/kg. UMF è un sistema di classificazione neozelandese che valuta più marcatori insieme, tra cui MGO, leptosperina e DHA. Entrambi descrivono la composizione, non un effetto sulla salute.

Il miele di Manuka fa bene alla salute?

È un alimento, non un farmaco. Sul metilgliossale esistono studi interessanti, ma per qualsiasi esigenza di salute il riferimento resta il medico.

Come riconosco un Manuka autentico?

Controlla il Paese d’origine, il confezionamento all’origine, la dicitura monoflorale o multiflorale, i valori MGO o UMF, il nome del produttore e il lotto. Diffida di diciture vaghe e prezzi troppo bassi.

In conclusione: conoscere il miele di Manuka per sceglierlo meglio

Abbiamo raccontato questo miele con lo sguardo di chi il miele lo produce, lo assaggia e lo rispetta, anche quando arriva dall’altra parte del mondo. Non possiamo dirti che un cucchiaino cambierà la tua salute, e chi te lo promette non ti sta raccontando tutta la verità. Possiamo però aiutarti a conoscerlo: la pianta da cui nasce, la stagione breve, il colore e il sapore, il significato delle sigle in etichetta e i trucchi per non cadere nelle imitazioni.

Se ti incuriosisce, assaggialo con calma, scegli un prodotto tracciabile e goditi il suo carattere. E se un giorno vorrai scoprire quanto possono essere sorprendenti anche i mieli delle nostre colline, ti aspettiamo nelle oasi. Ricorda che dietro ogni vasetto, vicino o lontano, c’è un fiore che qualcuno ha lasciato crescere: seminarne uno in più è il modo più bello per dire grazie alle api.

Semina anche tu fiori per le api.

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