Se vuoi capire quanto un fiore piaccia alle api, non serve un libro di botanica. Basta sedersi accanto a una pianta in una mattina di giugno e ascoltare. Lì intorno il ronzio non si ferma mai: api che arrivano, api che ripartono, qualche bombo che si fa largo con la sua aria pesante e decisa. Le vedi aggrapparsi a quei piccoli fiori blu rivolti verso il basso, appese a testa in giù come acrobate, e capisci subito che lì dentro c’è qualcosa di speciale.
Per noi apicoltori è una vecchia amica. È una di quelle piante che non chiedono quasi nulla, crescono anche dove altre si arrendono e regalano fiori per mesi. È un fiore mellifero generoso, che fa bene all’orto e che da secoli trova posto anche in cucina, soprattutto nelle tradizioni del Nord Italia.
Su questo magazine le avevamo già dedicato un articolo pieno di “proprietà” e promesse per la salute. Rileggendolo, abbiamo sentito il bisogno di riscriverlo da capo, con lo stesso spirito con cui abbiamo rivisto altri testi. Siamo apicoltori, non medici né erboristi. Possiamo raccontarti come cresce, perché le api ne vanno matte, come coltivarla e come portarla in tavola con le giuste attenzioni. Il resto lo lasciamo a chi ha le competenze per parlarne.
Mettiti comodo: partiamo da una stella blu.
Cos’è la borragine: carta d’identità di un fiore a stella
La borragine (Borago officinalis) è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Boraginacee, la stessa del non ti scordar di me e della consolida. È originaria del bacino del Mediterraneo e in Italia cresce spontanea un po’ ovunque: ai margini dei campi, lungo i fossi, negli orti abbandonati, nei terreni smossi.
La riconosci facilmente da tre dettagli:
- I fiori: piccole stelle a cinque petali, di un blu intenso che a volte vira al rosa o al viola, con al centro un cono scuro formato dalle antere. Pendono verso il basso, raccolti in grappoli.
- Le foglie: grandi, ovali, rugose e ricoperte di una peluria ruvida, quasi pungente al tatto.
- Il portamento: fusti carnosi e pelosi, alti dai 40 agli 80 centimetri, che tendono ad allargarsi e ad appoggiarsi sulle piante vicine.
Se ami i fiori blu della stessa famiglia, ti piacerà anche il nostro racconto sul non ti scordar di me, una pianta piccola ma preziosa per gli impollinatori.
Un nome antico, una pianta di casa
Sull’origine del nome ci sono diverse ipotesi, e nessuna definitiva. C’è chi lo fa risalire al latino medievale borra, il tessuto ruvido e peloso, per via delle foglie. Altri pensano all’arabo abū ‘araq, “padre del sudore”, per l’uso popolare che se ne faceva un tempo. Quello che è certo è che questa pianta accompagna da secoli gli orti contadini, dove veniva coltivata tanto per la cucina quanto per le api.
Nelle campagne piemontesi e liguri la incontri ancora spesso tra le file di pomodori e zucchine, lasciata crescere un po’ per tradizione e un po’ perché, come diceva qualcuno, “porta le api nell’orto”.
Perché la borragine è uno dei fiori melliferi più amati dalle api
Qui entriamo nel nostro territorio. È considerata una delle piante mellifere più generose che si possano coltivare in un orto o in un giardino, e chi ha qualche arnia lo sa per esperienza diretta.
Il nettare che si rinnova
La caratteristica che la rende speciale è la velocità con cui ricarica il nettare. Molti fiori, una volta visitati, restano “vuoti” per ore. La borragine invece produce nettare in modo continuo durante la giornata, così lo stesso fiore può essere visitato più e più volte. È anche per questo che intorno a una pianta in piena fioritura vedi sempre un via vai costante, dalla mattina fino al tardo pomeriggio.
Il nettare si trova alla base del fiore, protetto dal cono delle antere. Le api devono aggrapparsi ai petali, infilare la ligula verso l’alto e lavorare a testa in giù. Uno spettacolo che, ogni volta che lo mostriamo a chi visita le nostre oasi apistiche, strappa un sorriso.
Se ti incuriosisce capire cosa raccolgono esattamente le api dai fiori, ne parliamo nell’articolo su qual è la differenza tra polline e nettare.
Una fioritura lunghissima
L’altro grande pregio è la durata. Ogni singolo fiore vive poco, ma la pianta continua a produrne di nuovi per settimane. E poiché si risemina da sola con grande facilità, in un orto lasciato un po’ libero trovi piante a diversi stadi di crescita: alcune appena nate, altre in piena fioritura, altre ancora già a seme. Il risultato è una presenza di fiori che può andare dalla primavera fino alle prime gelate.
Per le api questo significa una risorsa affidabile anche nei periodi in cui il resto della campagna offre poco. Pensiamo soprattutto alla fine dell’estate, quando i prati sono secchi e le grandi fioriture sono finite. Per orientarti tra le risorse che le api trovano mese per mese, trovi la nostra guida alle fioriture stagionali per l’apicoltura in Italia.
Non solo api: un ristorante per tanti impollinatori
Non è un fiore “esclusivo”. Oltre alle api da miele, la visitano volentieri i bombi, che riescono a far vibrare i fiori per liberare il polline, e diverse specie di api selvatiche. Proprio per questo è una pianta perfetta per chi vuole sostenere la biodiversità anche in uno spazio piccolo.
Se vuoi conoscere meglio questi alleati, leggi i nostri articoli sul ruolo dei bombi, sulle api solitarie e, più in generale, sugli insetti impollinatori e sul perché sono a rischio.
La nostra esperienza: la borragine accanto alle arnie
Qui vogliamo raccontarti quello che vediamo con i nostri occhi, perché è il modo migliore per capire quanto questa pianta conti per un apiario.
La prima cosa che impari, quando fai questo mestiere, è che le api non vanno dove vuoi tu: vanno dove conviene a loro. E questo fiore conviene sempre. Quando c’è una pianta in fiore vicino alle arnie, la vedi “lavorata” tutto il giorno, anche nelle ore in cui altri fiori sono ignorati. È uno di quei segnali che un apicoltore impara a leggere: se le api insistono su un fiore, quel fiore ha qualcosa da offrire.
C’è poi un dettaglio che ci ha sempre colpito. Le api di ritorno da questi fiori portano spesso pallottole di polline dal colore grigio-azzurro, quasi argenteo. Quando le vedi entrare dal predellino con quelle sfumature, sai già dove sono state. Il polline di borragine si riconosce anche al microscopio, ed è uno dei tanti “indizi” che si cercano quando si studia l’origine botanica di un miele: ne parliamo nell’articolo sulla melissopalinologia.
[DA VERIFICARE: aneddoto specifico sulle oasi di Sanfrè o Cissone, ad esempio se la borragine è presente nei vostri miscugli di semina o cresce spontanea vicino agli apiari, e in che periodo la vedete più visitata.]
Nelle nostre oasi del Roero e delle Langhe cerchiamo di creare pascoli fioriti che offrano cibo alle api per il maggior numero possibile di mesi. Piante come questa sono preziose proprio perché “allungano la stagione” e coprono i vuoti tra una fioritura e l’altra. Se vuoi sapere come progettiamo questi spazi, leggi la nostra guida completa all’oasi apistica.
Esiste il miele di borragine?
È una domanda che ci fanno spesso. La risposta breve è: sì, ma in Italia è una rarità.
Per ottenere un miele monoflora servono grandi estensioni della stessa pianta in fiore nello stesso momento. In alcuni Paesi, come il Regno Unito o la Nuova Zelanda, la borragine viene coltivata su larga scala per ricavare olio dai semi, e lì si produce anche un miele monoflora, descritto come un miele chiaro, delicato, poco aromatico.
Da noi, invece, la pianta cresce sparsa negli orti e ai margini dei campi. Le api la visitano volentieri, ma il suo nettare finisce mescolato a quello di tante altre piante, contribuendo al carattere dei mieli di millefiori. Ogni vasetto di millefiori, in fondo, è un piccolo ritratto della campagna in cui volano le api. Per capire meglio la differenza, trovi la nostra guida su miele monoflora e miele poliflora e quella completa sui tipi di miele.
Come coltivare la borragine nell’orto (e sul balcone)
Se c’è una pianta che consigliamo a chi vuole iniziare ad aiutare le api, è proprio questa. Coltivare la borragine è semplice, anche per chi non ha il pollice verde.
Quando seminare
La semina si fa direttamente a dimora, da marzo a maggio, quando il terreno inizia a scaldarsi. Nelle zone dal clima mite si può seminare anche a fine estate per avere una fioritura autunnale. I semi germinano in una o due settimane e la pianta fiorisce di solito un paio di mesi dopo la semina.
Un consiglio da apicoltori: scalare le semine. Seminare qualche pianta ogni tre o quattro settimane garantisce fiori per tutta la stagione, e quindi cibo continuo per gli impollinatori.
Dove e come seminare
- Esposizione: pieno sole o mezz’ombra. Al sole fiorisce di più.
- Terreno: si adatta quasi a tutto, anche a terreni poveri e sassosi. Preferisce quelli ben drenati e non teme la siccità moderata.
- Distanza: lascia almeno 40-50 centimetri tra una pianta e l’altra, perché si allarga parecchio.
- Profondità: copri i semi con un centimetro scarso di terra.
La pianta sviluppa una radice a fittone, lunga e profonda, quindi non ama i trapianti. Meglio seminarla direttamente dove dovrà crescere.
Per chi ha solo un balcone, va benissimo anche in vaso, purché sia profondo almeno 30 centimetri. Trovi tanti altri consigli nella nostra guida su come seminare le mellifere in orto, giardino e balcone.
Cure e manutenzione
Una volta nata, si arrangia quasi da sola. Annaffia solo nei periodi molto secchi, senza esagerare con l’acqua. Non ha bisogno di concimi particolari: un terreno troppo ricco produce tante foglie e meno fiori.
Se vuoi prolungare la fioritura, puoi eliminare i fiori appassiti. Se invece vuoi che si risemini da sola l’anno dopo, lascia andare a seme qualche pianta. Ti avvertiamo: una volta entrata nell’orto, difficilmente se ne andrà. Per noi è un pregio, ma conviene saperlo.
La borragine come alleata dell’orto
La tradizione contadina la considera una buona compagna di pomodori, zucchine, fragole e cetrioli. Il motivo principale, dal nostro punto di vista, è semplice: attira tanti impollinatori, e un orto pieno di api e bombi è un orto in cui zucchine e fragole allegano meglio. Quando cade a terra a fine stagione, inoltre, la pianta si decompone in fretta e restituisce sostanza organica al terreno.
Se vuoi trasformare un angolo di giardino in un piccolo rifugio, abbinala ad altre mellifere facili come la facelia, il rosmarino e i fiori di campo. Ne parliamo in come si semina un prato fiorito per le api, in come seminare il rosmarino e nel nostro articolo sui fiori di campo e la biodiversità. E per chi vuole completare l’opera, un bee hotel vicino alle aiuole è il regalo perfetto per le api selvatiche.
Borragine in cucina: tradizione, gusto e qualche attenzione
Dall’orto alla tavola il passo è breve. Ha un sapore fresco che ricorda il cetriolo, ed è un ingrediente storico di molte ricette regionali.
Le foglie
Le foglie si usano soprattutto cotte, perché la peluria ruvida le rende poco piacevoli da crude. Si scelgono quelle giovani e tenere, si lavano con cura e si sbollentano. In Liguria sono uno degli ingredienti del preboggion, il mazzo di erbe che riempie i pansoti e i ravioli di magro. In tante case del Nord finiscono nelle frittate, nelle torte salate, nei minestroni e nelle classiche frittelle in pastella.
Per i trucchi su come pulirla, cuocerla e utilizzarla al meglio nelle ricette di tutti i giorni, trovi una guida molto pratica tra i consigli di Fatto in casa da Benedetta sulla borragine.
I fiori
I fiori sono commestibili e sono la parte che preferiamo. Hanno un gusto delicato, leggermente dolce, e un colore che trasforma qualsiasi piatto. Si usano crudi per decorare insalate, carpacci, formaggi freschi e dolci. Un’idea che piace sempre ai bambini: metterli nei cubetti di ghiaccio per le bevande estive.
Per staccarli dalla pianta basta tirare delicatamente il petalo blu: il calice peloso resta attaccato al gambo. E, se puoi, raccoglili nel pomeriggio, quando le api hanno già fatto il loro giro del mattino: in fondo, è il loro pranzo.
La nostra idea golosa: fiori di borragine e miele
Se c’è un abbinamento che ci piace proporre è quello con il miele. Una ricotta fresca o una robiola delle nostre colline, un filo di miele di acacia, qualche fiore di borragine sparso sopra. Delicato, fresco, bellissimo da vedere. Lo stesso trucco funziona su una panna cotta o su uno yogurt bianco.
[DA VERIFICARE: un vostro abbinamento o ricetta di famiglia con la borragine, se ne avete una.]
Per altre idee, trovi le nostre ricette facili e veloci con il miele di acacia e la guida agli abbinamenti tra miele e formaggio.
Le attenzioni da conoscere prima di mangiare la borragine
Come tante piante spontanee, va portata in tavola con un po’ di buon senso. Ci teniamo a dirlo in modo chiaro, senza allarmismi ma anche senza nascondere nulla.
Gli alcaloidi pirrolizidinici. Le foglie contengono piccole quantità di sostanze naturali chiamate alcaloidi pirrolizidinici, che in dosi elevate e con un consumo prolungato possono essere dannose per il fegato. Per questo l’Unione Europea ha fissato dei limiti massimi per la loro presenza in alcuni alimenti, tra cui proprio le foglie di borragine. Tradotto nella vita di tutti i giorni: consumarla ogni tanto, nelle ricette della tradizione, non è un problema; trasformarla in un alimento quotidiano o in un “rimedio” da prendere a cucchiaiate non è una buona idea.
Attenzione agli scambi. Se raccogli piante spontanee, fallo solo se sei davvero sicuro di quello che stai raccogliendo. In Italia ci sono stati casi di intossicazione legati a piante tossiche, come la mandragora, scambiate per questa o per altre verdure a foglia. Nel dubbio, meglio acquistarla da un produttore di fiducia o coltivarla nel proprio orto.
Situazioni particolari. In gravidanza, durante l’allattamento, in caso di problemi al fegato o di terapie in corso, è meglio chiedere un parere al medico prima di consumarla.
Le vecchie credenze sulla borragine: facciamo chiarezza
Come tanti testi online, anche il nostro vecchio articolo conteneva affermazioni che oggi non ci sentiamo di sottoscrivere. Vale la pena passarle in rassegna con sincerità.
“È un rimedio naturale per la tosse e il raffreddore.” La tradizione popolare l’ha usata per tanti scopi, ma un alimento non è un farmaco. Per qualsiasi disturbo, la persona giusta a cui rivolgersi è il medico.
“Depura il fegato.” Al contrario, proprio per gli alcaloidi contenuti nelle foglie, chi ha problemi al fegato dovrebbe essere prudente.
“L’olio di borragine fa miracoli.” L’olio che si ricava dai semi è ricco di acido gamma-linolenico e viene studiato e usato in ambito cosmetico e negli integratori. È però un prodotto diverso dalla pianta che mangiamo, e non ci sentiamo di attribuirgli effetti sulla salute: per gli integratori, il riferimento resta il medico o il farmacista.
“Mette di buon umore.” Un antico detto le attribuiva il potere di dare coraggio e allegria. Su questo possiamo dire solo una cosa: vedere un cespuglio di borragine pieno di api, in una mattina d’estate, mette di buon umore anche noi.
Borragine e biodiversità: un piccolo gesto con un grande effetto
Ci piace chiudere tornando al punto da cui siamo partiti: le api. Il declino degli impollinatori è legato a tanti fattori, ma uno dei più importanti è la scarsità di fiori. Campi coltivati tutti uguali, prati tagliati di continuo, giardini fatti solo di erba: per un’ape, sono deserti.
Seminare una pianta come questa è uno dei gesti più semplici che chiunque possa fare per invertire la tendenza. Bastano un vaso, un angolo di orto, una striscia di terra lungo la recinzione. È un fiore che non chiede quasi nulla e restituisce tantissimo. Ne parliamo più in generale anche in la diminuzione delle api selvatiche e nel racconto del nostro progetto di semina di piante mellifere per salvare le api.
È lo stesso principio che guida il nostro lavoro: dietro ogni vasetto di miele c’è un territorio che qualcuno ha scelto di proteggere. Nelle nostre oasi apistiche di Sanfrè e Cissone seminiamo pascoli fioriti e creiamo rifugi sicuri per api e insetti selvatici, un progetto premiato agli Oscar Green 2023. Il 5% di ogni acquisto nel nostro shop online sostiene direttamente la semina e la tutela degli habitat.
E se vuoi regalare a qualcuno la possibilità di fare lo stesso, le nostre confezioni regalo di miele, le bomboniere solidali e i regali aziendali includono fiale di semi melliferi: un piccolo invito a trasformare un balcone o un giardino in un rifugio per gli impollinatori.
Domande frequenti sulla borragine
La borragine è una pianta mellifera?
Sì, è una delle piante più apprezzate dalle api. Produce nettare in modo continuo durante la giornata e fiorisce per un periodo molto lungo. È visitata anche da bombi e api selvatiche.
Quando fiorisce la borragine?
In genere da maggio a settembre, ma con semine scalari e grazie alla sua capacità di risemina spontanea può offrire fiori dalla primavera fino alle prime gelate.
Si può coltivare la borragine in vaso?
Sì, purché il vaso sia profondo almeno 30 centimetri, perché la pianta sviluppa una radice lunga. Serve una posizione soleggiata e poca acqua.
I fiori di borragine si possono mangiare?
Sì, sono commestibili e si usano crudi per decorare insalate, formaggi freschi, dolci e bevande. Hanno un sapore delicato, leggermente dolce.
La borragine fa male?
Le foglie contengono alcaloidi pirrolizidinici, che in grandi quantità e con un consumo prolungato possono essere dannosi per il fegato. Un consumo occasionale nelle ricette tradizionali non desta preoccupazioni, ma non va trasformata in un alimento quotidiano. In gravidanza, allattamento o con problemi al fegato, meglio parlarne con il medico.
Esiste il miele di borragine?
Sì, ma si produce soprattutto dove la pianta è coltivata su larga scala, come nel Regno Unito o in Nuova Zelanda. In Italia il suo nettare finisce di solito nei mieli di millefiori.
In conclusione: un fiore blu che lega orto, cucina e api
Abbiamo raccontato la borragine con lo sguardo di chi la vede fiorire accanto alle arnie. Non possiamo dirti che curerà la tosse o depurerà il fegato, e chi te lo promette non ti sta raccontando tutta la verità. Possiamo però dirti che è una delle piante più generose che tu possa seminare: facile da coltivare, buona in cucina con le giuste attenzioni, bellissima da guardare e preziosa per gli impollinatori.
La prossima volta che vedrai un’ape appesa a testa in giù a una piccola stella blu, saprai che non sta facendo acrobazie per gioco: sta lavorando, e quel fiore le sta offrendo un pasto sicuro. E se in primavera vorrai seminarne un po’, sappi che stai facendo una delle cose più belle che si possano fare per le api.
Con una donazione ci aiuti a seminare piante mellifere nelle Oasi del Roero e delle Langhe.



